Una introduzione molto rivelatrice

Le numerose pubblicazioni di don Ferdinando hanno una Introduzione scritta dall’Autore; l’autobiografia invece (Un somarello e la sua storia) ne è priva. In verità, don Ferdinando l’Introduzione l’aveva preparata e la sua bozza, in modo fortuito, è stata trovata: un testo scritto di getto, in fretta, sul primo foglio trovato alla portata di mano, che traduceva però un pensiero ben meditato. Perché non se ne servì? La risposta può essere solo ipotetica. Questo testo avrebbe rimandato ad un personale viaggio interiore di pentimento e di riconoscenza e don Ferdinando non voleva che il libro venisse letto soprattutto come storia della sua anima.
Ecco il suo scritto.
Nello stendere questo racconto, queste note personali [l’autobiografia], mi ha accompagnato quella espressione di sant’Agostino: Recogitabo annos meos in amaritudine animae meae!
Ed egli spiega il perché di quella amarezza, che era un misto di dolore e di amore, quando scrive: «Sero te amavi…», tardi ti ho amato… In quel «tardi» c’è tutta la nostalgia degli anni vissuti lontano da Dio e dalla fede.
Per me quell’amarezza nasceva dalla costatazione che di fronte a tante misericordie di Dio avevo spesso risposto con ritardi e con resistenze. Quel «tardi» mi ricordava un amore che non aveva brillato per magnanimità e per pienezza di dono, e tuttavia un amore che conservava, nel suo intimo, il richiamo e il pungolo della altezza.
Ognuno di noi, si sa, è qualcosa di unico, e tuttavia la storia è essenzialmente la stessa per tutti. Ognuno di noi è infatti una creatura uscita dalle mani di Dio, ma che nasce lontana da lui e a lui deve tornare attraverso una conversione e un cammino seguiti da interventi della misericordia di Dio che sono unici e insieme uguali per tutti.
Da parte mia mi sono deciso a stendere queste note per due motivi: uno, varie persone vicine alla mia famiglia, soprattutto amiche di mia sorella e di mia madre (la curiosità infatti è donna, anche se spesso è una curiosità dettata dalla stima e dall’affetto verso una persona cara), avevano raccolto notizie sul mio passato che spesso non corrispondevano pienamente alla verità storica e mi vedevo nella necessità di rettificare quanto di inesatto circolava nei loro racconti.
Il secondo motivo fu una richiesta che mi venne fatta di mettere in iscritto quello che tante volte avevo raccontato sulla storia della mia vocazione e dei primi passi del lavoro apostolico dell’Opus Dei a Verona.
Evidentemente una vocazione non si inserisce come un corpo estraneo nella vita di una persona, ma trova in essa un background che abbraccia la storia del suo vissuto e da esso riceve luce e forza interpretativa. Ecco perché, narrando la storia della mia vocazione, ho veduto utile se non necessario dare uno sguardo retrospettivo a tutta la mia vicenda perché il Signore scrive la storia di ciascuno di noi partendo da lontano con la penna della sua grazia e della sua misericordia.
Cfr. I luoghi, i volti, le stagioni, 2° ed., pp. 43-45