
«Quando toccherà a me, voglio comportarmi come don Rancan».
A Ferdinando venne chiesto di lasciare la Pieve dei Santi Apostoli nel 1997, nel pieno di un lavoro che svolgeva con entusiasmo e con buoni frutti. Aveva settantun anni, ne mancavano quattro per la scadenza naturale del mandato. Aveva svolto il suo incarico per diciassette anni.
Pensai che fosse giusto cercare di sapere qualcosa sulla modalità con cui la richiesta fu fatta, su come rispose e forse anche sulle ragioni della richiesta. Ferdinando, al riguardo, disse sempre molto poco.
Ho fatto la ricerca e sono stato fortunato: ho potuto incontrare la persona, mons. Antonio Finardi, che fece conoscere a Ferdinando il desiderio del vescovo. Fu un incontro gradevolissimo per la signorilità con cui mons. Finardi mi accolse, e utile per la ricchezza di notizie che diede.
Esordì dicendo che Ferdinando era stato suo insegnante e che di lui conservava un ricordo bellissimo: riusciva a promuovere il meglio degli alunni. Lo ebbe poi come collega, lui era parroco della Santissima Trinità e Ferdinando dei Santi Apostoli. Era un bravo sacerdote, non solo per quello che riusciva a fare, ma anche per quello che riusciva a tessere nei rapporti tra i parroci vicini.
Nel 1997 mons. Finardi era vicario episcopale per la pastorale. Il vescovo, mons. Attilio Nicora, gli chiese di andare da Ferdinando per domandargli se fosse disposto a lasciare la parrocchia. Fece resistenza:
«È stato mio insegnante; ho venerazione per lui». Il vescovo insistette: «Tra i miei quattro vicari tu sei il più indicato ad andare a parlare con don Ferdinando».
Mons. Finardi ci andò, ma non ebbe il coraggio di parlargli. Prese il tè che Ferdinando gli aveva offerto e andò via. Il vescovo volle che ritentasse.
Quando tornò, Ferdinando capì che c’era qualcosa nell’aria e gli disse: «Sei ancora qui! Tu devi dirmi qualcosa. Dimmi quello che vuoi e io lo faccio subito. Se è la volontà del vescovo, sappi che io la faccio subito».
Mons. Finardi si commosse, e piangendo gli comunicò la volontà del vescovo.
Ferdinando confermò subito il sì e aggiunse: «Non avrai nessun problema con me».
E anche lui si mise a piangere.
Mons. Finardi, tornato dal vescovo, gli disse: «Mi ha detto di sì e mi dispiace che lei non abbia potuto vedere la disponibilità piena, totale di don Ferdinando». E aggiunse: «È un prete veramente in gamba; un prete che agisce così è un prete secondo il cuore di Dio».
Il comportamento di Ferdinando colpì veramente mons. Nicora che, a distanza di tempo, fece a mons. Finardi una confidenza: «Quando toccherà a me, voglio comportarmi come don Rancan».
Ermanno Tubini, Don Ferdinando Rancan, pp. 187-188