La sua vita
Don Ferdinando Rancan nacque a Tregnago, in provincia di Verona, il 14 giugno 1926; concluse il suo cammino terreno a Verona il 10 gennaio 2017.
L’infanzia fu segnata dal dolore della prematura scomparsa del padre in un incidente sul lavoro, quando aveva due anni, e dalle malattie che peraltro non lo abbandonarono mai lungo tutta la vita.
Entrò in seminario al termine della scuola primaria e ricevette con efficacia la formazione prevista, godendo della fiducia e dell’apprezzamento dei superiori. Nonostante ciò, alla fine del percorso formativo, gli fu negata dal vescovo l’ordinazione sacerdotale, per un fraintendimento che, qualche anno dopo, venne risolto. Il rifiuto provocò in lui una grande sofferenza, ma non concepì mai risentimento verso il vescovo e mantenne invece la convinzione che, anche in quella vicenda, si doveva nascondere un progetto di Dio che un giorno avrebbe conosciuto. Successivamente, lo stesso vescovo, avendo frequentato il suo seminarista, comprese l’errore e il 28 giugno 1953 lo ordinò sacerdote.
Tempo di studio a Roma
Nel momento difficile del rifiuto dell’ordinazione, intervenne il rettore del seminario con il consiglio di continuare gli studi a Roma per conseguire la laurea in Scienze naturali presso l’Università “La Sapienza”. Ferdinando accettò, si trasferì a Roma e si laureò nel 1955.
Durante la permanenza a Roma conobbe l’Opus Dei e chiese l’ammissione come sacerdote aggregato della Società Sacerdotale della Santa Croce, cioè come sacerdote dipendente dal vescovo diocesano, ma legato spiritualmente all’Opera. Fu il primo sacerdote aggregato italiano.
Nella sua Verona
Ordinato sacerdote, si dedicò all’insegnamento di Scienze Naturali nel seminario diocesano e all’insegnamento di Religione in due licei della città. Contemporaneamente svolse con grande generosità il suo ministero sacerdotale in alcune parrocchie come collaboratore parrocchiale.
Nel 1980 divenne parroco della parrocchia dei Santi Apostoli e vi lavorò con passione e grande efficacia. Mostrava una costante disponibilità a servire, e non mancava di accompagnarla con il sorriso. Era vicino ai suoi fedeli nelle gioie e nei dolori quotidiani; li amava con tutto il cuore, e avvertiva con riconoscenza di essere da loro ricambiato.
Era un uomo di Dio che educava al rapporto con Gesù e con Maria, alla vita di preghiera, al ricorso ai sacramenti; incoraggiava ad essere aperti agli altri, sensibili alle necessità spirituali e materiali delle persone. Amava in modo particolare l’amministrazione del sacramento della riconciliazione. Curò la formazione dottrinale e spirituale dei suoi fedeli pubblicando libri di grande efficacia pastorale.
Non mancò di realizzare importanti opere per la sistemazione degli edifici parrocchiali e per promuovere la loro funzionalità e il loro decoro.
Nella Casa del Padre
Nel 1997, su richiesta del vescovo che aveva un nuovo progetto per la parrocchia, con adesione immediata lasciò anzitempo l’incarico.
Negli anni successivi affrontò con pace interiore numerose avversità e l’acutizzarsi delle malattie, tra cui la cecità: la prova più dolorosa. Pur nella precarietà delle condizioni ambientali e di salute continuò a esercitare con generosità ed efficacia il suo ministero.
Nella primavera del 2012 avvertì di non essere più in condizione di svolgere il suo ministero nella chiesa di sant’Eufemia dove operava da otto anni, e spostò la sua attività sacerdotale nell’appartamento di Lungadige Matteotti, dove da tempo risiedeva.
Lì, nel suo studio, con il permesso del vescovo, godette della presenza di Gesù sacramentato; poté celebrare con amore la sua Messa e continuare la sua attività apostolica, ricevendo numerose persone per l’orientamento spirituale e l’amministrazione del sacramento della riconciliazione.
Il 9 gennaio del 2017 le sue condizioni si aggravarono e fu necessario il ricovero urgente presso l’ospedale di Borgo Trento, dove venne assistito da una équipe medica che lo conosceva bene, perché da anni lo aveva in cura. La giornata passò in una alternanza di speranze e di delusioni, fino all’alba del nuovo giorno, 10 gennaio, quando per don Ferdinando si concluse serenamente l’avventura terrena.